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Sospesi nel tempo

PUBBLICATA IL 16 Marzo 2020


Foto Sospesi nel tempo “Sto provando a considerare questo come un inizio settimana di lavoro, vorrei dirti e pensare che è proprio così, invece la verità è che in situazioni come queste, in cui i giorni sono tutti uguali, sei semplicemente impotente. Devi pensare a programmi e ad azioni rivolti ad un tempo che non sai quando verrà e ad un contesto che per me non potrà mai più essere quello che era. Vorrei avere un senso di me che non trovo, paradossalmente preferirei starmene fuori a spaccare pietre che a sentirmi inutile ad aspettare che qualcuno compia il miracolo (ammiro chi si trova in prima linea a fare il lavoro di un’intera nazione e mi vergogno di non poter essere nemmeno il bullone arrugginito di un ingranaggio). Quando tutti parlano di tornare alla normalità, io penso che non sarà più comunque la normalità di prima, saremo inevitabilmente diversi noi e lo saranno anche le nostre abitudini. Innanzitutto chi farà parte delle nuove abitudini non saremo più quelli che si sono autosospesi o sospesi a seguito del decreto ministeriale dello scorso 23 Febbraio (e successivi), ma saranno i sopravvissuti, quindi a monte bisogna prevedere una scrematura sociale. L’impatto degli assenti, quelli che non ci sono più, sarà duro e non facilmente superabile, ogni persona che non ce l’avrà fatta potevamo essere noi, tu, io, un familiare, un amico, in ogni caso una persona con cui avremmo potuto condividere qualcosa. La nuda e cruda verità ci farà fare pesanti bilanci con noi stessi. Io li sto già facendo, sul tempo perso o, peggio ancora, sprecato in primo luogo. Non si fa. “Il tempo è la cosa più preziosa che l’uomo possa spendere”: oltre 2.000 anni fa ce lo tramandava Teofrasto, ancor oggi è una verità viva, concreta, attuale. è stata l’assenza del frullato quotidiano a cristallizzarci proprio dove eravamo arrivati, senza averci lasciato il tempo di arrivare preparati all’appuntamento. E questa assenza di tutto, di stimoli, di interazione, di vita è uno specchio drammatico della nostra fragilità e forse anche della nostra pochezza, polvere che tornerà polvere attraverso un passaggio che chiamiamo vita e che non si capisce proprio bene cosa sia. Poi stiamo imparando che non esiste più un luogo protetto e sicuro, non puoi fuggire in nessuna isola paradisiaca per tener lontano questo virus mostruoso, così come nessuno status sociale ti garantisce incolumità: ci siamo livellati per razza, genere, cultura, provenienza, ceto, ricchezza o povertà. L’estrazione è davvero a sorte. Ecco perché oggi che sono fuori dagli schemi, dal mio viaggio quotidiano attraverso gli ingranaggi di una società e del contesto in cui mi muovo – agilmente, faccio difficoltà a seguire uno schema logico di programmazione di vita e di lavoro. C’è però che oggi mi sento bene, che c’è il sole fuori e che io sono qui grazie a tutte le donne e gli uomini che hanno costruito e costituito la nostra evoluzione. Mi inventerò qualcosa. Nella sua assurdità ed inconsistenza… Vivere e’ Meraviglioso” Valeria Arzenton