Notizie

Raccontami una storia

PUBBLICATA IL 13 Agosto 2019


Foto Raccontami una storia

Immagine indelebile, posso ricordare la posizione tua e mia, il senso di oppressione e di angoscia in quella stanzetta e la percezione nitida della vita che stava andandosene.
Poche ore prima eri moribonda, poi la sacca di sangue, trasfusa per il dito di un piede perché le altre vene erano “secche”, almeno così dicevano, all’improvviso ti è tornata la fiamma della vita e avevi paura di addormentarti.
Chissà se mai più ti saresti risvegliata. Avevi paura.
E lì, dal tuo lettino, in una vita non vita, con la consapevolezza tua e di tutti che i minuti erano contati, mi hai tenuto la mano e mi hai chiesto di raccontarti una storia, una storia per tenerti sveglia e non per dormire, una storia per sentirti viva e per portare la tua testa altrove da quel tetro reparto di ospedale in cui relegano le persone che non hanno più speranza.
Un luogo dove chi ci sta sente di essere di passaggio, sa di essere alla fine e di essere un ospite scomodo, un costo infruttifero per la società, presente e passato di un’esistenza azzerati, questione di ore e tutto finisce.
Un limbo anaffettivo in cui muri, luci, corridoi, personale hanno lo stesso colore e lo stesso agghiacciante distacco.
Il tuo medico mi ha detto “nessuno ha la data di scadenza scritta addosso”, cinica verità di un contesto devastante.
Hai solo voglia di uscire da quel sottovita e di respirare aria a pieni polmoni, riempirti gli occhi di luci e le orecchie di suoni e di rumori.
Io sapevo, tu sapevi, tutti sapevamo. Ma eravamo lì ad imparare la vita da te che la stavi lasciando e a farci insegnare la grande lezione della dignità di saper morire senza far rumore e con il sorriso da bambina.
“Raccontami una storia”.
Quale storia potevo raccontarti, dolce creatura che avevi consumato la tua esistenza nel dolore di una malattia incurabile che ti ha aggredita nel fiore della tua femminilità, limitando ed annientando tutti i tuoi sogni e tutte le tue aspettative?
Allora abbiamo cominciato a parlare di viaggi e di mare, mi tenevi la mano e mi guardavi sorridendo, volevi sentire la mia voce con la forza e con la prospettiva dei miei 10 anni in meno di te, come se potessi essere il tuo tramite in salute, futuro, prospettive nella vita che non avresti mai più avuto.
Avevo paura di volare e lo sapevi, mi hai stretto la mano e senza pensare ad una destinazione mi hai guardata e mi hai detto decisa “PRENDI QUEL VOLO”.
Quel volo che tu non avresti mai più potuto prendere, ma che era ed è l’opportunità per ognuno di noi di una vita ben vissuta, intensamente e senza mai rimpianti.
Sono passati 12 anni dall’estate in cui te ne sei andata, oggi ho vissuto più di quanto sia stato concesso a te e da allora non c’è stato giorno o sfida quotidiana in cui non abbia pensato o condiviso il tuo insegnamento.
Non smetterò mai di prendere quel volo, perché quel volo è la vita, tra turbolenze e cambi di rotta è un’esperienza pura, esclusiva ed irripetibile che anche per etica esistenziale dobbiamo onorare e consumare fino all’ultimo respiro.

Senza paura.
A Cinzia, dalla purezza incontaminata.

Ogni volo è anche il tuo volo.