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NOI EUROPEI – NOI ITALIANI

PUBBLICATA IL 12 Marzo 2020


Foto NOI EUROPEI – NOI ITALIANI «Buongiorno Presidente Von Der Leyen, sono una cittadina europea, poco conta il dettaglio che io sia italiana e viva nel Nord della penisola, vicino ad uno degli epicentri del contagio di coronavirus. Poco conta che mi senta una persona corretta, leale, attenta alla pulizia e alle regole, anche sociali. Poco conta la mia storia, che è una delle tante di oltre 450.000.000 di persone che sono l’Europa. Come tutti noi – europei, ho avuto il privilegio di usufruire dei benefici di un mondo facilmente e costantemente connesso, ho viaggiato agevolmente e mi sono confrontata senza confini con una comunità globale, ho allargato con entusiasmo i miei orizzonti personali e professionali. Mi sentivo evoluta, moderna, “avanti”. C’è che un giorno di fine Febbraio, senza avere colpe o responsabilità consapevoli, mi sono però svegliata con un’emergenza sanitaria gravissima alle porte di casa mia e la mia vita, così come quella di milioni di altri italiani, improvvisamente ha preso una direzione imprevista. Oggi nulla è più come ieri e domani forse non sarà più nemmeno come oggi: la situazione è in un costante e continuo evolversi e ci ritroviamo tutti sospesi nell’incertezza e nell’indefinitezza di quello che sarà. Sta arrivando la primavera con i primi tepori, noi siamo qui immobili a vederci passare tutta l’abitudinarietà davanti agli occhi, incapaci di cogliere il senso dell’attualità e senza orientarci più nelle nostre abitudini, nelle nostre vite, nel corso della natura e delle stagioni. Siamo isolati e disorientati, non sappiamo più cosa sia giusto o non giusto fare, in ogni ambito vediamo incertezza. Abbiamo paura di entrare in una farmacia, guardiamo con sospetto ogni persona che entra nel nostro raggio d’azione, siamo diventati diffidenti. Finirà? Quando finirà? Mi ammalerò? Si ammalerà una delle persone a me care? Riprenderà la vita come era fino ad un mese fa? Cosa succederà poi? Siamo un popolo tosto e non piagnucolone, lavoriamo sodo e ci impegniamo sempre, ma questo tempo di sospensione non è facile metterlo a frutto perché quando la prospettiva non è ben chiara, difficilmente la concentrazione e gli slanci hanno l’energia giusta. In questi giorni sto parlando molto con amici ed imprenditori di altri stati europei e sono sconvolta dalla leggerezza con cui viene percepita l’emergenza sanitaria italiana. Sembra un fattaccio privato di un vicino non troppo vicino. Sembra un problema di altri. Magari fosse così, sarebbe bellissimo pensare che varcando un confine fosse possibile rimanere immuni dal male e dal dolore. Mi auguro che il resto d’Europa non debba vivere la drammaticità che stiamo vivendo noi in questi giorni. C’è però che non ci credo che un virus di tale portata si possa autoregolamentare ed autocontingentare in un’area geografica specifica senza uscire fuori. Lo vorrei sperare, ma non ci credo. Anche a noi la provincia di Hubei sembrava lontana. Ora è qui. Tra di noi, con noi. Nella nostra aria, nei nostri ambienti, nei nostri polmoni. Presidente Von Der Leyen, l’Europa ha la visione chiara e reale di cosa sta succedendo ad un pezzo del suo territorio? C’è la coscienza e la consapevolezza che si tratta di “noi europei” e non di “loro italiani”? Perché volete rischiare di arrivare al punto di non ritorno in cui ci troviamo noi e non anticipate l’emergenza con misure restrittive preventive? Ognuno di Voi, come noi, domani mattina rischia di svegliarsi con il proprio mondo completamente stravolto. Qual è il prezzo giusto da pagare? Meglio un’economia impallata, come il caso italiano, o un potenziale eccidio di massa? Il vecchio continente, culla di civiltà, arte, storia, cultura, progresso, errori ed orrori, milioni di morti, guerre mondiali si può permettere il lusso di guardare dalla finestra cosa sta succedendo senza prendere una posizione forte e decisa nell’interesse di una comunità di quasi 500.000.000 di abitanti? Lasciamo il conto ai posteri e alla storia con un nuovo Processo di Norimberga? Non sono una politica, non mi occupo di grandi manovre o di grandi strategie economiche, sono una semplice cittadina europea X pensante che racconta dalla propria prospettiva la storia in corso di un popolo che sta fronteggiando con coraggio una situazione fuori logica e fuori controllo. Dentro ai fatti quotidiani, alle paure, alle incertezze si percepiscono tante sfumature impercettibili dall’esterno. Penso che la Salute debba avere la priorità su tutto e che ogni singolo stato europeo sia tenuto ad avere coscienza dei fatti correndo ai ripari con misure preventive di isolamento delle proprie comunità. Non si può andare avanti come se nulla fosse, come se l’Italia fosse un caso a sè. Siamo Europa, siamo europei, siamo esseri pensanti e siamo esseri umani. Da cittadina europea X un pensiero a tutti gli altri cittadini Y europei: vi auguro di non svegliarvi domani mattina anche voi in un mondo che non è più quello di ieri. Valeria Arzenton