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Destinazione Kiev

PUBBLICATA IL 15 maggio 2017


Oltre che un appuntamento ormai fisso, forse è diventata quasi una tradizione quella di raggiungere la capitale, ogni anno diversa, che ospita l’Eurovision Song Contest, la manifestazione canora più amata e più seguita del mondo (solo l’edizione 2016 ha superato nella serata finale 204.000.000 di telespettatori).
Portavoce tricolore 2017 è stato il vincitore di Sanremo Francesco Gabbani con la sua hit tormentone OCCIDENTALI’S KARMA e con un importante riscontro mediatico e di pubblico (impressionante come la sua canzone sia stata cantata e ballata unanimamente dai 15.000 spettatori presenti all’Exhibition Center di Kiev durante la finale).

Un anno fa abbiamo raggiunto la bellissima ed efficientissima Stoccolma; quest’anno siamo atterrati, anche con qualche preoccupazione in tema di sicurezza, in una capitale giovane e almeno per noi poco conosciuta con la grande incognita di non sapere cosa aspettarci.
Ma forse proprio perché non avevamo aspettative, Kiev è riuscita invece a sorprenderci e ad emozionarci e non per un motivo in particolare, ma per tante e significative sfaccettature di viaggio e di esperienze: innanzitutto sicurissima, praticamente blindata da un esercito di polizia e di militari che presidiavano quasi ogni metro non solo dell’arena spettacoli, ma di tutta l’area urbana; ed ancora, una città viva ed aperta, giovane, con l’entusiasmo di una prospettiva di crescita; un’accoglienza cordiale per noi ospiti di questa manifestazione; una città veramente bella, pulita, facile da fruire anche a piedi e con tanto verde intorno; qualità di servizi a prezzi veramente competitivi, a differenza di altre capitali europee; il fortissimo senso nazionalistico degli ucraini, che nonostante i gravi problemi politici che stanno affrontando, si mostrano sempre e comunque forti e determinati.

Nella grande piazza dell’Indipendenza, in pieno centro Città, si erge imponentissima la gigantografia che abbraccia due lati di un immenso edificio in cui gli ucraini proclamano al mondo la loro fede “Freedom is our Religion” (la libertà è la nostra religione) e lì vicino, come se si trattasse di un totem informativo dedicato ai turisti, un grande calendario aggiornato giorno per giorno con il bollettino di guerra: quanti soldati feriti e quanti morti nel loro conflitto.
Per noi che apparteniamo ad un mondo civile, democratico e pacifista, sentire vicino l’odore della guerra e dei suoi drammi, fa davvero impressione ed è quasi agghiacciante.

Ma ovviamente in questo contesto comunque festoso e conciliante dell’Eurovision (non a caso il tema di questa edizione è CELEBRATE DIVERSITY), la musica è come sempre connettore di positività e di voglia di vivere.

Per la natura del nostro lavoro, oltre ad organizzare gli spettacoli, ne vediamo tantissimi, anche in giro per il mondo; da addetti ai lavori, senza ombra di dubbio Eurovision Song Contest rappresenta un’eccellenza sia di produzione tecnica che di logistica.

È una manifestazione che penetra, integrandosi, nel territorio in cui viene realizzata, in un’armonia totale con gli usi e costumi del paese ospitante.Dall’aeroporto fino a qualsiasi arteria cittadina si vede e si respira questo spirito Eurovision, la città si brandizza a festa e diventa tutto un unico villaggio multiculturale.
L’impressione è quella di trovarsi calati in un centro culturale di grandissimo respiro, in cui ti trovi coinvolto in un’esperienza multietnica ben riuscita e senza attriti. L’armonia di 42 nazioni e delle sue delegazioni tutte insieme a tifare tutti nell’unica direzione che è quella della Musica.
Eurovision è come se avesse rimpiazzato in chiave moderna i giochi senza frontiere che appassionavano l’Europa qualche decennio fa. Qui il linguaggio comune è quello della musica che non ha bisogno di interpreti e che unisce sempre e non divide mai.
Una magia che si ripete anno dopo anno e che quando finisce ti lascia la malinconia di essere finito tutto troppo velocemente.
A livello musicale, abbiamo assistito ad un’edizione particolarmente ricca di bella musica, tant’è che in fase pre-votazioni, c’erano indubbiamente più canzoni con la vocazione da podio.

Casualità, fortuna o forse un po’ di intuito legato al nostro lavoro, la mattina del giorno della finale, a colazione abbiamo riascoltato le canzoni finaliste, condividendo la bellezza (e superiorità) del pezzo di Salvador Sobral, ma senza aspettarci di fatto che potesse
vincere davvero, soprattutto dopo la sua esibizione che, a differenza delle altre (compresa quella del nostro Gabbani), è stata accolta dal pubblico in sala con non troppa partecipazione.

Invece la giuria e gli oltre 200.000.000 di telespettatori che a livello globale seguono l’evento musicale, erano evidentemente allineati alla nostra percezione.

 

 

 

 

Con orgoglio, anche quest’anno abbiamo fatto parte come delegazione italiana dei 1.200 accreditati di questa edizione 2017 della kermesse e siamo ritornati ancora una volta arricchiti di musica e di un vissuto inestimabile.
Ci siamo sentiti parte di una grande comunità globale, abbiamo toccato con mano la magnificenza dei grandi progetti, alimentando quindi ancor di più i nostri sogni imprenditoriali, ci siamo integrati con la diversità di tante razze e culture diverse dalle nostre, abbiamo messo nel nostro zaino tante idee ed esperienze che speriamo di poter riprodurre ed offrire anche al nostro straordinario pubblico.

Infine una grande lezione: Eurovision è una gara in cui non ci sono mai perdenti, vince sempre la musica e la voglia di sentirsi parte, armonica, del mondo e dell’umanità.